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Torino, PARCO DORA

Vi avevamo promesso di avventurarci in nuove fantastiche città: detto fatto!

Volevamo cambiare aria, giusto per un fine settimana. Valutiamo le diverse possibilità tra Guatemala, Madagascar e Torino. Indovinate cosa abbiamo scelto?

Il capoluogo piemontese è perfetto per una fuga informale da Milano. Col regionale a spinta ci si arriva comodamente (si fa per dire) al prezzo di un menù da MacDonald’s.

Decidiamo di partire sabato mattina. Quel giorno riusciamo perfino ad assecondare la sveglia. Mentre Gius prepara lo zaino, Fra smanetta sulla pagina del blog. Da una camera all’altra dell’appartamento stravolgere il significato di una frase è un attimo: la tragedia è imminente. Riusciamo a cancellare erroneamente buona parte dei contenuti della pagina.

Tra la disperazione e i messaggi degli amici che si sono accorti del misfatto, invochiamo le divinità di almeno cinque religioni diverse, senza esito. Non ci rimane che armarci di pazienza e sistemare tutto. Sfuma intanto l’idea di Fra di lanciarsi in paracadute dalla cima della Mole. Arriviamo a Torino alle 20.

In città ci aspettano degli amici che raggiungiamo ad una festa. A quel punto il panino con la porchetta era la cosa migliore che ci potesse capitare e ne ordiniamo un paio a testa insieme a fiumi di birra bionda alla spina.

È l’una e decidiamo di rincasare, ci accompagnano in auto anche perché Gius cammina storto ormai. Col pretesto di levarsi le scarpe si accomoda sul divano dove non si risveglierà prima delle 4.

Il giorno dopo inizia a rilento e col mal di testa. Facciamo colazione al bar e prendiamo il tram verso Parco Dora. Un’area postindustriale di circa 450.000 mq che sorge al posto di una fiorente zona industriale a marchio Fiat e Michelin. Il progetto è stato curato dal noto paesaggista Peter Latz ed è suddiviso in cinque lotti.

La superficie è sterminata ed interamente colonizzata dagli scouts, reperibili in ogni forma, colore, dimensione e taglia. Non ci lasciamo intimidire ed esploriamo in lungo e in largo. Tra i resti delle fabbriche e la vegetazione, il paesaggio è surreale e le prospettive inedite. Un gruppo di ragazze succinte si contende la scenografia più apocalittica per uno shooting fotografico, sotto gli occhi increduli delle giovani marmotte.

Il parco ospita innumerevoli opere di street art. La più caratteristica è forse quella dedicata a Bobby Sands, attivista e politico nordirlandese. Quattro torri di raffreddamento cilindriche vengono trasformate in simboli dedicati alla sua figura e all’Irlanda.

Sono le 14:30; ci aspettano per il pranzo almeno da mezz’ora. Abbiamo appuntamento da QUI in Vanchiglia.  Non ci lasciamo sfuggire i menù stravaganti: toast sfiziosi, centrifughe particolarissime, dolce e caffè. Siamo tra amici e ce la prendiamo comoda.

Il biglietti del treno di ritorno sono nello zaino, ma la tabella di marcia prevede ancora un’altra tappa prima di rientrare in stazione…

Al prossimo lunedì,

I vostri WOM!