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Torino, LINGOTTO

L’ultima volta vi abbiamo salutato a metà della nostra domenica torinese. Dopo il pranzo, congediamo gli amici e facciamo due passi in centro. Superando la Mole cerchiamo un tabacchino per acquistare i biglietti dell’autobus. La cassiera, dalla pettinatura ispirata allo Swiffer Duster, ci inoltra verso un secondo rivenditore. Il negozio naturalmente è chiuso o non è mai esistito.

Gius propone di farsi portare in spalla, ma niente. Andiamo verso la metro, diretti al Lingotto, seconda importante tappa del nostro fine settimana.

Nel 1915 la Fiat sceglie la località Lingotto per impiantare un nuovo stabilimento; il nome dell’area passa direttamente alla fabbrica. L’edificio di cinque piani ospita in copertura la pista di prove delle autovetture: un anello di asfalto lungo un chilometro! Negli anni ’80, dopo lo spostamento delle aree produttive, il Lingotto diventa luogo di riconversione secondo i disegni di Renzo Piano. Il progetto prevede la trasformazione delle officine in centro congressi, auditorium e spazi fieristici.

Prima di raggiungere l’autodromo percorriamo la 8 Gallery, la via commerciale del complesso. Entriamo in libreria e restiamo turbati dalla notizia che Milo Cotogno della Melevisione ha pubblicato un libro per bambini, dal titolo “gioco con le mani”. Nonostante il mondo sia un luogo davvero strano non perdiamo di vista l’obiettivo. Prendiamo l’ascensore e raggiungiamo la vetta dell’edificio.

Sono le 17:53 quando la custode della Pinacoteca Agnelli ci comunica che le visite alla pista si concluderanno esattamente 7 minuti più tardi. Tra pizza fichi e mandolino del pranzo Gius si è dimenticato di consultare gli orari di apertura. D’altronde perché farlo quando puoi giocare a Candy Crush? Ci rifiutiamo di andare via così: Fra tenta di corromperla con un pacchetto di mentine. Disgustata dalla nostra offerta ci lascia passare.

Il panorama è stupefacente, si vedono le Alpi. Non perdiamo di vista l’orologio, aspettandoci che da un momento all’altro siano sguinzagliati i cani. Percorrendo il circuito notiamo la piattaforma per elicotteri e la “bolla” che contiene la sala riunioni. Fra insiste per scattare a Gius una foto in cui vìola le indicazioni di  un cartello con scritto “PERICOLO NON SPORGERSI”: probabilmente ci arresteranno.

Alle 18:10 non siamo neanche a metà del tragitto. Riappariamo con assoluta disinvoltura mezz’ora dopo, nella speranza che si siano dimenticati di noi: così è stato in effetti. Ringraziamo l’amica delle mentine e lasciamo l’edificio per visitare i giardini antistanti.

Dopo un viale alberato percorriamo una passerella pedonale di 400 metri che collega il complesso polifunzionale all’ex Villaggio Olimpico, valicando la ferrovia. La passerella è sostenuta dall’Arco Olimpico che dopo i Giochi Invernali del 2006 è diventato uno dei simboli della città.

Una coppia di turisti (più turisti di noi) ferma Gius per farsi scattare una foto con la grande parabola rossa. Per quanto l’amore permetta loro di splendere, i due appaiono controluce: il risultato è una bella macchia nera sullo schermo dello smartphone. La chiazza potrebbe rappresentare loro sotto l’arco, loro sopra l’arco, oppure un orso bruno. Consigliamo allora di continuare a camminare e di non smettere di amarsi.

Il pomeriggio è quasi finito e dobbiamo tornare a casa. In stazione mangiamo un gelato per ingannare i 38 secondi di attesa che precedono la partenza del treno. Arriveremo a Milano intorno alle 21, profumati e felici come la capretta di Heidi.  

Al prossimo lunedì,

I vostri WOM!