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Il Parco Museo MUSABA e la genialità di Nik Spatari

Colori e atmosfere di una insolita Calabria

La visita al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è stata sorprendente. Il giorno successivo ci organizziamo per continuare il weekend nel selvaggio e affascinante hinterland reggino. Tra le diverse possibilità, siamo particolarmente attratti dal MUSABA di Mammola. Dopo esserci documentati per lungo tempo, è finalmente arrivato il momento di vivere l’esperienza personalmente.

Mammola si trova sul versante ionico calabrese tra l’Aspromonte e le Serre Calabresi. Da Reggio, non disponendo di un’auto, valutiamo gli spostamenti tramite mezzi pubblici. In prima mattinata prendiamo il treno per Rosarno, poi, un pullman ci condurrà fino al paese.

Alla stazione di Rosarno interroghiamo l’autista dell’unico autobus che vediamo parcheggiato. Lui risponde con una domanda. Forse non ci siamo capiti; riproviamo. Chiediamo se è diretto a Mammola e lui ci domanda dove dobbiamo andare. E’ evidente che qualcosa ci sfugge. Solo dopo 15 minuti di tentativi siamo d’accordo: quello è il nostro mezzo.

L’autista ci abbandona ad un incrocio in mezzo al nulla, ci sono dei cartelli che segnalano il Parco Museo ma non sappiamo effettivamente quanto sia distante. Secondo il navigatore di Fra ci troviamo a nord dell’Oceano Pacifico, metro più, metro meno. Ci guardiamo intorno in cerca di forme di vita senzienti: individuiamo un gatto, più disorientato di noi.

Sul sito della Fondazione Spatari/Maas consigliano di telefonare all’arrivo. Non siamo proprio arrivati ma è un’emergenza quindi Gius compone il numero e per fortuna rispondono subito. Allora spiega la situazione e domanda se dalla fermata dell’autobus sia possibile raggiungere il Museo a piedi. La voce in ascolto, dopo qualche momento di esitazione, risponde di non averne la minima idea e riattacca: siamo spacciati.

Seguiamo il primo cartello verso l’ignoto. Camminiamo sul ciglio della strada; il gatto viene con noi per non restare da solo. Incontriamo un altro segnale su cui c’è scritto che mancano solo 500 metri. Tutto sommato poteva andare peggio. Il tabellone successivo dice che ne mancano 1000: inizia a diffondersi il panico.

Dopo circa 20 minuti stiamo ancora vagando sotto al sole cocente, costeggiando l’argine di un torrente in secca. Fra inizia ad avere le allucinazioni, dice di vedere una lucertola gigante. Anche Gius la vede, la situazione si fa preoccupante. In realtà siamo arrivati!

Veniamo ricompensati di tutte le fatiche della giornata. Il Parco è incredibile, un mondo plasmato dalla visione di due menti geniali: quella di Nik Spatari e Hiske Maas, attivi dal 1969. Lavorano insieme ad un progetto site-specific, una rivoluzione che si oppone all’arretratezza culturale e alla diffidenza nei confronti del cambiamento. Un’attività artistica completa, efficace ed in continua evoluzione, trasversale al mondo dell’architettura, della scultura, della pittura, del land art e tanto altro.

Iniziamo la visita dall’Art Residence Foresteria, un’opera architettonica ricettiva dotata di 22 posti letto ispirata ai principi della vita monastica. Ad una quota maggiore, dopo una simulazione della scalata dell’Everest, la Rosa dei Venti, dove facciamo i biglietti, e l’abitazione degli artisti. Ci troviamo all’interno di un antico complesso monastico.

Continuiamo a salire fino all’ex chiesa di Santa Barbara, in cima alla collina. Impossibile non rimanere a bocca aperta, noi facciamo uno sforzo per non far entrare le mosche. Per giusta ragione, il capolavoro del MUSABA è considerato la Cappella Sistina del Mediterraneo. Il Sogno di Giacobbe è un’opera tridimensionale lunga 14 metri, realizzata con una tecnica personale di Nik. Rimaniamo a dir poco sbalorditi.

Prima di andarcene, ci facciamo consigliare un ristorante; Mammola è rinomata per i piatti tipici a base di stoccafisso. Ripercorriamo il tragitto a ritroso, per tornare alla fermata dell’autobus. Il tasso di natalità del paese nel frattempo non è cambiato. Controlliamo l’orologio, manca poco all’arrivo del pullman. Così siamo costretti a saltare il pranzo, nella completa inosservanza dei nostri principi morali più profondi.

Mentre aspettiamo appare magicamente un ragazzo, immaginiamo un abitante degli alberi che ci circondano. Chiede informazioni riguardo gli orari dei mezzi (a noi?). Gius inizia a balbettare…

Al prossimo lunedì,

I vostri WOM!

 

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