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Milano, ARMANI SILOS

La scorsa settimana vi avevamo lasciato nel bel mezzo della merenda, dopo la visita da Presso.

I nostri spuntini sono sempre molto sobri. Scegliamo secondo l’offerta caloricamente più svantaggiosa. Che sia mattina, pomeriggio, notte fonda o plenilunio d’estate per noi è sempre il momento giusto per i grassi insaturi.

Entriamo in un caffè e ordiniamo: un pezzo di carrot cake, una ciambella Oreo (ebbene si, esiste) e qualcosa da bere. La torta di Gius e le carote non si sono mai incontrate. Fra condivide il suo dolce, sintomo del fatto che non ha un buon sapore. Tra un boccone l’altro pianifichiamo la visita di una mostra da Armani Silos, il pomeriggio è lungo e c’è ancora tempo.

L’edificio è vicino Base Milano, in via Bergognone 40. Scendiamo alla fermata di metro Porta Genova. Gius inciampa in un gradino e per poco non si rompe gli incisivi superiori. Rimpiangendo i denti da latte arriviamo sani e salvi.

All’ingresso ci accolgono dei marcantonio elegantissimi, che, a differenza nostra, la parola ciambella non sanno neanche come si scrive. Paghiamo il biglietto ed entriamo.

L’esposizione The Beats and The Vanities è al piano terra. Raccoglie 125 opere in bianco e nero del maestro della fotografia Larry Fink. Giovane esponente della beat generation, partecipa alle proteste contro la guerra in Vietnam per poi passare ad immortalare le star alle patinate feste di Hollywood. Il titolo della mostra prende il nome dai volumi che raccolgono le immagini.

Le foto sono calde e coinvolgenti, alcune sono state scattate a quasi 50 anni di distanza. Ci fanno venire voglia di fare un viaggio con la fotocamera appesa al collo ed il sole in faccia. I contrasti appaiono in perfetta sintonia con l’architettura.

Ci lasciamo ispirare e proseguiamo la visita dell’edificio. Inaugurato nel 2015 al posto del deposito di una importante industria multinazionale, illustra l’esperienza professionale di Giorgio Armani su quattro piani.

Un gruppo di anziani in gita scolastica turba la pace del luogo con qualche commento, attinto direttamente dal frasario dei luoghi comuni. “Che bello”, “il made in Italy è superiore” e “come si indossa?” i più gettonati.

Dal primo al secondo piano potrebbero essere trascorse tre ore come tre giorni. Ogni livello è dedicato ad un tema diverso: esotismi e cromatismi. Una serie di manichini presenta le opere di punta di collezioni passate. I visitatori per non mimetizzarsi troppo dovrebbero indossare un accessorio sonaglio a scelta, magari fornito all’ingresso, come quelli dei gatti. Fra rischia il collasso almeno un paio di volte.

All’ultimo piano si trova l’archivio digitale ed una piccola sala proiezioni. Prima di andare via trasformiamo il vano scale in un set perfetto per qualche autoscatto naturale come le fragole a Natale.

Salutiamo i marcantonio e ce ne andiamo. Nonostante vogliano farci venire i sensi di colpa per la nostra dieta sconsiderata restiamo fedeli al nostro credo gastronomico. Poi tutto quell’infuso di arte e bellezza ci ha sciupato. Potremmo andare per l’aperitivo, oppure per la pizza…

Per non restare indietro, alle 21 abbiamo fatto già fatto l’aperitivo, ordinato la pizza e comprato il dolce. Facciamo attenzione che lo zucchero sia di canna e la farina integrale.

Magari quest’estate scegliamo una spiaggia isolata…

Al prossimo lunedì,

i vostri Wom!

Armani Silos
via Bergognone,40 (Metro verde – fermata Sant’Agostino o Porta Genova)

http://www.armanisilos.com